
«E il gioco era finito quando il giocatore si destò dal sogno». Questa è una delle ultime frasi della poesia meta-videoludica posta alla fine del videogioco Minecraft, da cui è tratto il blockbuster in questione. Difatti questo gioco, oltre ad essere il più venduto al mondo con ben 300 milioni di copie, è un’opera, un’esperienza completa che sfrutta al meglio, nella sua semplicità, le capacità espressive dei videogame, e soprattutto è consapevole di farlo. Fatta questa premessa, Minecraft è diventato in pochi anni un franchise a tutto tondo che non ha paura di collaborare con brand di ogni tipo per vendere prodotti diversi. Realizzare un film basato sull’iconico mondo a cubetti era solo la ciliegina sulla torta. Eccoci così arrivati all’oggetto della recensione: Un Film Minecraft (trailer).
Il film, diretto da Jared Hess, ha sofferto fin dalle prime fasi dello sviluppo. Era stato inizialmente annunciato nel 2014, e sarebbe stato diretto da Shawn Levy, che però lo abbandonò dopo pochi mesi. Prima di arrivare ad Hess si successero alla regia anche Rob McElhenney e Peter Sollet. La successione di persone equivale ovviamente ad una successione di idee poi scartate, prima su tutte quella di realizzare un film animato. La natura del gioco di ispirazione, che permette di svolgere qualsivoglia attività, potrebbe dare vita ad infinite possibilità. Proprio per questo tutto ci si aspettava tranne che la soluzione più prevedibile, più safe per il mercato. L’idea alla base della trama riprende un concept visto e rivisto negli adattamenti cinematografici di videogiochi, ovvero quello di personaggi reali che rimangono intrappolati in mondi immaginari. La contaminazione fra la realtà e questi mondi però non va sempre a buon fine.
La prima delle contaminazioni non andate a buon fine è il personaggio di Steve (Jack Black). Come per il gioco anche Steve, suo storico protagonista, assume tutte le caratteristiche che il giocatore vuole dargli. Proprio per questo l’eccentrica performance di Jack Black è sì giustificabile, ma fin troppo sopra le righe per qualcuno la cui qualità principale dovrebbe essere la neutralità. Allo stesso tempo però sono proprio lui e la sua competizione con Garett Garrison (Jason Momoa), nonché la chimica con il collega che lo interpreta, a rappresentare la parte più felice del film, regalando siparietti che riescono a strappare almeno un sorriso. Riescono anche a trasmettere il divertimento provato da entrambi nel girare il film, che non è scontato considerando quanto disumanizzante sia lavorare su un set fatto quasi esclusivamente di green screen. Gli altri personaggi invece, anche essi senza motivazioni sostenute né percorsi soddisfacenti, mancano anche del carisma dei primi due che li eclissano totalmente.
Non si può poi non parlare degli effetti visivi del film. Per quanto riguarda gli ambienti, eccetto il fatto che sia visibile la differenza tra sfondi e personaggi (tanto che quest’ultimi sembrano più finti dei cubi che li circondano), i risultati sono in generale apprezzabili. Il problema sta soprattutto nelle entità che popolando il mondo di Minecraft, i cosiddetti mob, che per quanto siano ben animate creano dei contrasti piuttosto spiacevoli. Innanzitutto alcune creature, anche benevole, sono realizzate con dettagli così realistici da essere disgustosi; inoltre vedere dei personaggi che passano dall’essere fatti di pixel all’essere fatti di carne e ossa è quasi disturbante, anche se molti di essi riescono comunque a trasmettere personalità.

La comicità del film rientra in un genere ormai popolare, fatto di gag inserite il più spesso possibile e ripetute fino a spremerle al massimo. I protagonisti non vengono presi sul serio, i villain non vengono presi sul serio, il pubblico non viene preso sul serio. Si cerca in ogni modo di attirare la sua attenzione e di non lasciarlo respirare neanche un secondo. Anche i momenti seri non riescono a toccare le emozioni che vorrebbero perché manca completamente tensione. Il ritmo degli eventi è fortemente serrato, non ci sono pause in cui far respirare il film, non ci sono mai frame in cui non sta succedendo qualcosa. In tutto questo è complice la onnipresenza della CGI: non si possono fare panoramiche di ambienti inesistenti, sarebbe una perdita di tempo sia per il minutaggio del film sia per i VFX artists; né si può lasciare che gli attori improvvisino, sia per l’estrema difficoltà in un tale contesto, sia perché si rischia di creare incoerenze pericolose nella fase di editing. La spontaneità del film quindi ha le mani legate.
Un altro tasto dolente è dovuto alla versione italiana della pellicola. Non solo non si riescono a trovare traduzioni abbastanza brevi da rientrare nel tempo delle battute originali, creando delle forzature a cui però il pubblico è stato abituato da fin troppo tempo, ma anche la scelta delle voci segue una strategia di marketing che ha rovinato troppo spesso il cast del doppiaggio di numerosi film. Si tratta del cosiddetto Celebrity Casting, fenomeno presente ad Hollywood ma ancora di più nel doppiaggio italiano, specialmente nei film d’animazione. Infatti le vittime di questa pratica in questo film sono due personaggi in CGI, ovvero Malgosha, il villain principale doppiato da Mara Maionchi, e il suo braccio destro Chungus, a cui è toccato Lazza. Se quest’ultimo è sorvolabile e quasi difficile da riconoscere, la voce di Maionchi è tanto iconica quanto estraniante dal prodotto, che perde ancora più credibilità.
L’ultimo difetto principale, nonché forse il più frustrante, è la presenza di fin troppe sequenze nel mondo reale. Non solo infatti spendiamo in esso gran parte del film, ma viene data la precedenza ad esso piuttosto che al creare un efficace worldbuilding relativo al mondo del videogioco. Minecraft ha così tanti elementi, così tante ispirazioni da mondi di finzione diversi, tanto che risulta a dir poco assurdo aver preso la strada in cui i protagonisti provengono dal nostro. Erano tantissime le possibili vie da prendere, tantissime le occasioni sprecate, tantissime le idee prese in considerazione ed abbandonate, e soprattutto erano tutte meglio del prodotto finale.
Per ritornare alla citazione dell’inizio dell’articolo, uscire dalla sala dopo la visione di questo film è come risvegliarsi da un sogno. Non un incubo, ma un sogno, uno di quelli in cui succedono un sacco di cose ma nessuna ha una spiegazione logica. Uno di quelli in cui vorresti poter intervenire ma sei uno spettatore inerme difronte alle assurdità che ti si presentano. Quel sogno però è reale e lo stanno vivendo tutti. È un’allucinazione collettiva e si chiama Un Film Minecraft.
Dal 2 aprile al cinema.