#IrishFilmFesta2025: Terza giornata

irish film festa, collettivo

Alla Casa del Cinema di Roma si sta svolgendo in questi giorni l’Irish Film Festa, festival dedicato al cinema e alla cultura irlandese. La redazione di DassCinemag ha partecipato all’evento con l’intenzione di riportare ai propri lettori alcune interessanti suggestioni delle opere viste.

KATHLEEN IS HERE (2024, E. Birthistle) 

Hazel Doupe in Kathleen is here, Irish film festa 2025

L’attrice Eva Birthistle compie il passo di molti suoi colleghi nel mondo del cinema e fa il suo debutto alla regia con un lungometraggio, Kathleen Is Here (trailer), continuo del suo stesso cortometraggio del 2020 Kathleen was here.

In un piccolo paese irlandese la diciottenne Kathleen (Hazel Doupe) torna nella casa d’infanzia dopo aver passato l’adolescenza con diverse famiglie affidatarie. Sua madre biologica, con cui ha vissuto i primi anni di vita e di cui ha pochi, idealizzati, ricordi, è morta qualche mese prima, per cui Kathleen si ritrova a vivere sola in una casa vuota.

Da una parte il film esplora il tema dell’affido, uno strumento che aiuta tanti giovani ma che spesso si esaurisce nel momento in cui diventano maggiorenni, senza mettere in conto le conseguenze sociali che possono esserci per loro. Kathleen è legalmente adulta ma, pur essendo seguita da un assistente sociale, è lasciata nella sua solitudine senza essere davvero aiutata e capita.

Senza punti di riferimento e incapace di integrarsi a pieno coi suoi coetanei, la ragazza tenta di diventare amica ad ogni costo della vicina di casa Dee (Clare Dunne), ed è qua che la seconda tematica, il rapporto madre-figlia, si fa spazio nel film come un fiume in piena. È il bisogno di Kathleen di avere una madre ma al tempo stesso l’insufficienza di strumenti per instaurarci un rapporto sano, e dalla parte di Dee è il bisogno di amare Kathleen come una figlia, ma anche il venire a patti con la vita e la famiglia che ha già. Un passo a due struggente ma mai banale, che indaga il conflitto psicologico dei due personaggi e la loro relazione con delicatezza e al tempo stesso concretezza.

Ma l’audacia del film sta soprattutto nel tentare una costruzione del racconto carica di tensione, in cui il dramma sociale si mescola ad un thriller psicologico di cui Kathleen detiene i fili e in cui i pezzi di storia vengono distribuiti con sapienza in un climax sempre più ripido. La regia, non scontata per un debutto, contribuisce a creare un’atmosfera che rifletta il mondo interiore della protagonista, portata in scena da Hazel Doupe con una forte espressività.

Kathleen is here mescola, in definitiva, il realismo sociale e il genere thriller, creando un film coraggioso e coinvolgente fino alla scena finale e dimostrando che se quel che si vuole raccontare è ben chiaro non esiste strada sbagliata.

Di Chiara Maremmani.

THE SPIN (2024; M. Head)

The Spin recensione irish film festa Dasscinemag

A concludere la sedicesima edizione dell’Irish Film Festa arriva The Spin (trailer), diretto da Michael Head: un frizzante road movie dai toni nettamente comedy che riesce a intrattenere e a far sorridere.

A guidare questo disordinato viaggio sono Elvis (Owen Colgan) e Dermot (Brenock O’Connor), due giovani proprietari di un negozio di vinili. La loro passione per la musica è forte ma lo stesso entusiasmo non sembra essere colto dal resto degli abitanti di Omagh. I due si ritrovano infatti a inizio film in condizioni economiche disastrose e ricevono la pressione della proprietaria Sadie (Tara Lynne O’Neill). Quando Dermot trova sul web un annuncio imperdibile che svende vinili ricercatissimi e dall’enorme valore, la scelta sembra compiersi da sola: i due partiranno subito per raggiungere il venditore a Cork. Inizia così un percorso ricco di disavventure e ospiti inaspettati in cui Elvis e Dermot dovranno destreggiarsi per mettere al sicuro il proprio negozio e per cercare di rimettere in piedi due vite da tempo disorientate.

Le sfumature grigie e smeraldo del paesaggio irlandese fanno da cornice alla vicenda. Il produttore del film, presente in sala, sottolinea l’importanza che ha avuto per la crew decidere di girare parte del film a Omagh. Oltre ad essere la città d’origine del regista, questo paesino irlandese è tristemente noto per essere stato, nel 1998, luogo di uno degli attentati più sanguinari del conflitto nordirlandese. Da allora la bellezza e il valore di Omagh sono stati messi in ombra da questo squarcio nella sua storia, ancora oggi aperto nelle famiglie delle vittime che rivendicano giustizia. Girare un film dal tono vivace e leggero come The Spin ha restituito, secondo gli stessi abitanti, nuova luce alla cittadina.

The Spin fa infatti divertire e riesce efficacemente a coinvolgere lo spettatore negli sviluppi della narrazione. I 92 minuti di durata appaiono però riduttivi per un film che sembra avere bisogno di momenti di respiro, di un’ampiezza che consenta ai personaggi di svilupparsi meglio e di raggiungere una profondità che permetta allo spettatore di empatizzarvi. Stona infatti la velocità con cui i due prendono decisioni importanti riguardo il loro futuro e altrettanto rapidamente si pentono. Vittime di questa ristrettezza temporale sono anche i personaggi femminili, scarni e trattati con accezione negativa o approssimativamente. A convincere sono invece gli scambi di battute tra i due protagonisti, grazie a dialoghi brillanti nelle sequenze comiche che dominano la maggior parte del film, perdendo però potenzialità nelle scene che dovrebbero regalare picchi di drammaticità.

Di Livia Minorenti.

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