
Guglielmo Tell (trailer), diretto da Nick Hamm, è un film epico-storico il cui solo titolo evoca l’immagine di una balestra e di una mela interposta tra la vita e la morte. Gran parte della pellicola è dedicata all’attesa di questo momento cruciale, il gesto dalle implicazioni tragiche che ha trasformato un uomo in un eroe leggendario. Tuttavia, dopo la visione è lecita una domanda: il film riesce a sfruttare a pieno il momento catartico dello scoccare della freccia? E, in fin dei conti, questo unico evento risulta sufficiente a giustificarne la produzione?
La storia ha luogo nell’anno 1307, in un momento in cui il popolo svizzero subisce stoicamente l’occupazione austriaca e le violenze dei soldati stranieri. A rompere questo clima di terrore è l’omicidio del gabelliere austriaco da parte di Konrad, un contadino la cui moglie è stata brutalmente uccisa: l’atrocità di questo crimine scatenerà la ribellione del popolo svizzero. Guglielmo Tell (Claes Bang) è un soldato ormai in ritiro che vive pacificamente con la sua famiglia in una fattoria, fino all’arrivo di Konrad, perseguitato dal temibile balivo Gessler (Connor Swindells). In un momento di grande tensione emotiva, nell’incipit esplosivo del film, Tell decide di aiutare l’uomo nella fuga, inconsapevole di quanto gli costerà questo atto di generosità.
Guglielmo Tell si contraddistingue per un cast notevole che non riesce a far brillare. Claes Bang (noto per i suoi ruoli in The Northman e un recente Dracula prodotto da Netflix) ha lo sguardo tormentato dell’eroe tragico in balìa degli eventi, ma la sua performance non tocca le giuste corde emotive, probabilmente per colpa delle battute manieristiche che gli sono state rifilate. Il nostro protagonista è statico, riluttante, non affronta nessun tipo di evoluzione intima se non per sollecitazione esterna da parte di chi gli sta intorno, quindi fa fatica a uscire dallo scheletro del personaggio e a restituirci la parvenza di un uomo.
Connor Swindells (cfr. Sex Education, Emma, Barbie…) ci dà, con il suo Gessler (vassallo del re austriaco), la sua prima prova di antagonismo sul grande schermo, e purtroppo non regge il confronto con Bang. La colpa non è tanto dell’attore quanto della materia prima che gli è stata fornita: Gessler è un malvagio da manuale, le sue azioni non hanno spiegazioni che vadano oltre un puro sadismo. C’è banalità nella caratterizzazione tediosa di questo soggetto psicolabile, privo di profondità emotiva, spinto all’azione solo dalla smania di possesso della principessa Bertha (Ellie Bamber). Non riesce a risollevare le sorti del progetto neanche la presenza dei pluripremiati Jonathan Pryce e Ben Kingsley, che, rispettivamente, ricoprono le vesti di un signore feudale svizzero e del dispotico re Alberto I d’Asburgo.

La sceneggiatura dimentica di sottostare alla regola narrativa dello show don’t tell, mostrare senza veicolare il significato di ogni singola azione attraverso dialoghi forzati, che strappano lo spettatore dalla magia dell’immedesimazione per gettarlo nella consapevolezza della finzione. Così ci vengono propinate storie d’amore banali, setacciate dalla coppa dei topoi letterari più diffusi, senza parlare poi della piattezza psicologica che regna sovrana: i buoni, capaci solo di sentimenti nobili e altruisti, si contrappongono ad antagonisti perversi, gratuitamente violenti. Poco spazio diegetico viene concesso a momenti pivotali della trama e alle conseguenze di colpi di scena imprevedibili perché assurdi: vari personaggi principali superano grandi ostacoli con una facilità risibile, oppure scompaiono nella nebbia delle sviste narrative lasciandoci all’oscuro sui loro destini. Fanno sospirare stancamente i numerosissimi soldati incapaci di fronteggiare un solo uomo, reso intoccabile dalla balestra e da una plot armor che rivaleggia con quella di certi supereroi della Marvel. Questa pellicola si tira fuori da un contesto medievale veritiero, ma non sono le sue indulgenze storiche a far storcere il naso: il vero motivo di disturbo è il fatto che, nonostante le ampie libertà creative, il regista non abbia offerto allo spettatore un film riconoscibile per qualcosa.
La fotografia è uno dei pochi elementi riusciti della pellicola, perché porta sul grande schermo paesaggi mozzafiato, laghi impetuosi, villaggi montani con i propri usi e costumi. Peccato che queste immagini siano contraffatte perché le montagne ritratte, così intrise di patriottismo, non sono affatto svizzere: le riprese sono avvenute in Alto Adige. Alcune scene riescono a creare un’atmosfera solenne grazie alla colonna sonora di Steven Price, altro punto di forza ben calibrato da un montaggio tipicamente hollywoodiano che si tiene lontano da sperimentazioni stilistiche. Quest’ultimo è tutto ciò che dà continuità alle scene di lotta, ma non basta a sanare le crepe evidenti della scrittura.
La pellicola si apre con grandi ambizioni, espone soprusi violenti che inizialmente stimolano la curiosità e la partecipazione emotiva dello spettatore per poi perdersi dalla seconda parte in scene di guerra povere di pathos e punti narrativi rispettati per inerzia, senza rinnovare la tensione dell’incipit. Persino la scena della prova della mela è così diluita da dettagli inutili da risultare deludente. Assistiamo al tentativo di ricreare Braveheart con un eroe che non porta niente di nuovo alla leggenda originale: ne risulta un racconto di colonialismo in cui gli austriaci occupano il ruolo di antagonisti al posto degli inglesi, e gli svizzeri usurpati, lottano per l’indipendenza guidati dall’eroico Tell, che ha niente di più rispetto al celebre Wallace scozzese.
Guglielmo Tell risulta complessivamente gradevole se si è interessati a un film d’azione, ma in fondo ci sono tante opere del genere epico più ricche di significato e personaggi memorabili. Ci si alza dalla poltrona con una sensazione d’amarezza al pensiero che Hamm poteva donarci un grande racconto invece di sfornare solo un qualsiasi film pseudo-storico. Non è difficile presagire che, nonostante alcuni momenti d’impatto, Guglielmo Tell non sopravvivrà abbastanza a lungo nelle menti degli spettatori da attirarli al cinema per un possibile sequel.
Dal 3 aprile al cinema.